venerdì, settembre 26, 2008
[Sui Pirenei]
E' ora di fare un po' di pulizia.
ho levato un po' di post qua e là che non servono ad un cazz (gli altri invece...).
Ah... per la cronaca:
visto che idee per racconti scarseggiano alla grande, ho pensato bene di aprire un altro blog in cui raccoglierò i pensieri di quando NON saprò cosa scrivere.
www.suipirenei.blogspot.com
mercoledì, ottobre 03, 2007
I biscotti di Carlo
Appena uscito di casa, Carlo non ci fece caso, ma dopo mezz'ora che camminava si accorse di una strana presenza attorno a lui.
Mi sembra quasi di "vedere" un ombra che mi segue, pensò Carlo.
Nella città era appena tornata la primavera, c'era un po' di sole a scaldare le ossa e chi più chi meno camminava dritto per la sua strada sorseggiando una bibita o mangiando un pezzo di pizza, oppure palrando al cellulare oppure rovistando tra la bianchieria intima espsota nelle vetrine.
Sul momento ebbe l'impressione di sbagliarsi e non diede troppo peso al suo presentimento, e continuò a camminare tra le persone con la stessa concentrazione distratta di prima. Dopo poco meno di un centinaio di metri, Carlo si rifermò a guardarsi intorno. In attesa di conferme. In cerca di verifiche. Ma non vide niente di diverso dal solito. Le solite cose, le solite facce, le solite persone indaffarate.
Finisce che farò tardi - pensò Carlo - Forse la la notte dovrei dormire un po' di più.
Si infilò i suoi occhiali da sole, pensando per un attimo che la causa di tutto il suo sentirsi osservato fosse il sole giallo e leggermente abbronzante nel cielo.
Infilato un portico, a fatica riusciva a vedere la strada. Una di quelle strade buie. Si tolse gli occhiali, si riguardò intorno sempre più nervoso, senza mai smettere di camminare. con la continua sensazione di sentirsi osservato.
Passando vicino ad un Panettiere, riuscì addirittura sentirlo conversare con una cliente e dalla mezza frase afferrata si poteva dedurre tutto un discorso. Questa città non è più quella di una volta.
Una volta avevo un cane, pensò Carlo. Uno di quelli randagi. Uno di quelli che hanno sempre vissuto per strada e che non ne hanno mai voluto sapere di giurare fedeltà ad un padrone solo. In effetti non era il mio, io gli davo solo da mangiare un biscotto ogni tanto. Ma era come se fosse mio. Saranno forse 20 anni che non lo vedo più.
Mentre attraversa tra le strette vie del centro Carlo si infila nuovamente gli occhiali da sole, e mentre sta per essere investito da un SUV che gli si para davanti ad una discreta velocità molto più di quella consentita, senza possibilità di scansarlo o di essere evitato, riuscì a distinguere perfettamente la strana presenza attorno a lui come quel cane che da una ventina anni non vedeva più e che era venuto a prenderlo proprio nel momento della sua morte.
mercoledì, luglio 18, 2007
Sicut Scarabeo
Mi sveglio la mattina di buon ora
con la tazza del caffè in mano e la bocca arsa
guardo dalla finestra il sole farsi la barba
e la frenesia dei sogni di chi russa ancora.
Scendo dopo essermi preparato il discorso,
Non penso a quel che penso e svolto l'angolo in fretta.
Trovo lì un cane che randagio mi scavalca
e svio appena in tempo la sua deiezione.
Sicut Scarabeo... Sicut Scarabeo...
ho una vita che va al contrario
Sicut Scarabeo... Sicut Scarabeo...
così l'anima mia anela a te, o Scarabeo.
Sul Bus affollatissimo rimango in piedi,
mai un pendolare che sia allegro al mattino
o almeno di buon umore, santa pace, che vi costa?
"Falla te per 30 anni la vita del trasportato!".
Dopo due ore e tre ritardi, arrivo al colloquio.
"si sieda pur lì", stavolta va bene, me lo sento.
A mano a conchiglietta mi stordisco col mio alito.
Gioco coi peli del naso, intanto, nel frattempo.
Essemmesse, ricordati di santificare le feste,
e quando torni vai a far la spesa, e paga tu.
Spengo tutto, vado ai piedi della finestra
Ripenso a quanto fatto negli ultimi due anni.
Sicut Scarabeo... Sicut Scarabeo...
ma quando è il mio turno dico io?
Sicut Scarabeo... Sicut Scarabeo...
così l'anima mia anela a te, o Scarabeo.
Poltrone comodissime, facce inespressive.
E il mio show che non impressiona nessuno
tranne quando accenno alla casa alle maldive
"Ne volete una? Vi vendo quella di mio cugino."
E mi sento, allora, preso come uno scarabeo.
Con la mia pallina di merda, grande il doppio di me,
da trascinare sulle gambe, da rotolar per terra.
Da ammazzar chiunque me la voglia portar via.
Sto zitto, stanno zitti, silenzi imbarazzanti.
Accenno al fatto che s'è fatto tardi, e poi si alzano
mi fanno andare via senza troppi complimenti
le faremo sapere noi, magari da mille anni.
Sicut Scarabeo... Sicut Scarabeo...
anche tu sei come me, nessuno escluso.
Sicut Scarabeo... Sicut Scarabeo...
così l'anima mia anela a te, o Scarabeo.
Torno indietro, ruzzolando col sorriso.
Mi aspetta il resto della mia vita, del resto
trascinando i miei pensieri con l'entusiasmo
tipico di chi accetta il suo destino sociale.
Sicut Scarabeo... Sicut Scarabeo...
siamo tutti scarabei, e ruzzoliamo.
Sicut Scarabeo... Sicut Scarabeo...
così l'anima mia anela a te, o Scarabeo.
E ruzzoliamo, e ruzzoliamo....
giovedì, giugno 28, 2007
Parole
Ci sono un sacco di parole
di cui francamente
ignoro il significato
come un cieco i colori.
e anche se provaste a
spiegarmeli, rimarrei di sasso.
Jet Lag, Idiosincrasia,
Caratura e un altro paio
che al momento non ricordo.
Ci sono altresì parole
che utilizzo con naturalezza
come se le avessi scritte io per primo.
Con vanto e gusto nella mia bocca
e sgomento nelle orecchie
di chi ascolta.
Ludico, Asincrono,
Prettamente e Concettualmente
e raramente Grottesco
Ma altre parole invece
non le uso mai
perché suonano come "vecchie",
d'altri tempi, arcane,
ambigue e di difficile
interpretazione al primo ascolto.
Tivvù, Giacchetto,
Fenomeno e Rammaricato
che non uso più dall'84.
Sono tante le parole,
400mila circa, dicono.
Ma non capisco, amore mio,
perché da quando sei andata via
ho in mente una parola sola.
Una parola soltanto.
Stronza, Stronza stronzissima,
Stronza, Stronza Stronza
Stronza, e per finire stronza.
venerdì, febbraio 16, 2007
Stanza 217.
La sveglia trilla sul comodino alle 7:30 di mattina, e al quarto assordante trillo Carl prende l'amara quanto sensata iniziativa di aprire gli occhi.
"Yawn" sono le sue prime parole... nonostante le 10 ore di sonno appena trascorse.
Nel sonno succedono cose strane, strani sogni, sogni di cose e persone ripescate dai ricordi e i ricordi che si intersecano con la fantasia della coscienza in un turbine di immagini e di sensazioni. Una specie di Hollywood mentale dove mille storie vengono rapprensentate da mille volti in situazioni verosimili o, per dirla in breve, vera, con la supervisione del regista REM.
Carl ricorda benissimo il sogno più lungo della notte appena trascorsa: in un posto che ricorda vagamente la stanza di albergo, la stanza 217, della recente settimana bianca passata a sciare. C'è Veronica, nel sogno, la sua ex ragazza che balla in bagno mentre in stanza Carl, in compagnia di amici di tanti anni fa e colleghi d'ufficio recenti parlano di neve, mentre nella stanza accanto c'è una porta che da direttamente alla pista da sci e c'è l'istruttore che fa scendere le persone con gli sci, ma col costume, come quella volta in estate al parco acquatico il bagnino faceva scendere sugli scivoli una persona per volta... e poi il suono della sveglia.
Ciondolante e stordito dagli infiniti decibel del mostro orologiato, Carl si stropiccia gli occhi uno per volta e entra in bagno prendendo le giuste distanze per non sbattere con pareti, mobili e scaffali, ripensando ad alcuni dettagli del sogno.
Sono ancora vivide le immagine nella sua mente, e mentre perde lo sguardo nel vuoto, centra la tazza con un getto regolare di urina accompagnato da quel piccolo sollievo che solo un momento come questo sa dare.
Subito dopo aver tirato lo sciacquone, ecco che arriva la lucidità tanto agognata, il momento giusto per poter cominciare ad organizzare mentalmente il resto della giornata per poi ritornare a letto la sera stessa. Ma quel bagnino si agitava ancora nella sua mente esattamente come un fantasma, e adesso si era spostato nel bagno dove la ex ragazza di Carl ballava. E dopo essersi voltato, automaticamente cerca il rubinetto del lavandino per lavarsi le mani e gettarsi un po' di acqua fredda sul volto. E i colleghi adesso erano diventati degli sconosciuti e le chiacchiere erano alternate da canzoni sguaiate come quella volta che Carl partecipò all'occupazione scolastica al liceo. Qualcuno suonava la chitarra: era il professore di matematica, morto di tumore ormai da quasi 5 anni.
Nel grande specchio illuminato dalle lampadine a basso consumo energetico, Carl nota sulla sua fronte tre bubboni simili a dei brufoli, sparsi disordinatamente sulla fronte in come piccole escrescenze di mefistofelica memoria.
Si avvicina allo specchio e affina lo sguardo per meglio prendere la mira e per calibrare la giusta pressione dei due indici e creare la giusta pressione per estirpare i bubboni senza procurare dolori.
Mentre ne sta per spremere uno, si accorge che è molto morbido ed evita quindi di utilizzare anche le unghie.
Spremuto il primo, sparisce definitivamente il ricordo della sua ex ragazza che balla in bagno: passa le mani sotto l'acqua per gettare il cumulo di grasso sfrattato dal suo corpo.
E attacca il secondo bubbone: più difficile del primo da spremere, ma dopo avere eseguito con successo la seconda manovra, sparisce dalla sua mente il ricordo dei colleghi e amici che cantano, compreso il professore che suona la chitarra.
Pulisce le mani per la quarta volta da quando è sveglio e si appresta a spremere l'ultimo bubbone, e svanisce anche il ricordo del bagnino, della stanza d'albergo, la pista da sci, e tutto il resto del film onirico.
Carl si asciuga definitivamente la faccia, si scruta ancora allo specchio alla ricerca di qualche altro male da estirpare per poter affrontare senza repulsioni la vita sociale che la sua vita lavorativa gli impone.
Spegne la luce, esce dal bagno e va verso la cucina per preparare il caffè, ripensando con un po' di rammarico ai tanti sogni che è sicuro di fare ogni notte e che, dopo poco sveglio, non riesce mai a ricordare.
giovedì, novembre 30, 2006
Vediamo come va a finire...
(ovvero: Cicli Ricorsivi)
- Allora... a questo punto dobbiamo scegliere.
- Eggià... si pone il dilemma.
- Destra o sinistra?
- Il dilemma è biforcuto.
- Analizziamo la situazione...
- A destra: sento dei rumori ignoti... a sinistra: tutto buio.
- Al centro non possiamo andare...
- Tornare indietro non ha senso...
- Ah no... assolutamente senza senso...
- Non lo so, tu che vuoi fare?
- Boh... tu che dici?
- Ma secondo te... Quanto tempo abbiamo per decidere?
- Bah... per me possiamo rimanere qui finché ci pare.
- Possiamo pure fare che io vado da una parte e tu dall'altra e ci rincontriamo qui domani alla stessa ora.
- E se uno dei due cade in una trappola?
- Trappola?
- Sì... pensa se uno dei due cade in una trappola... l'altro non potrebbe mai perdonarsi l'accaduto.
- E se cadiamo tutti e due in una trappola?
- E se continuiamo per altri mesi a parlare? Qui le risorse scarseggiano... e cominciano a dolermi le gambe...
- Analizziamo la situazione...
- Sono mesi che analizziamo la situazione. Basta!
- Secondo te che dobbiamo fare?
- Non lo so. Andare a destra o sinistra?
- La destra mi ha sempre portato fortuna... ma il cuore è a sinistra.
- Caso o Destino?
- Mele o Pere?
- Tempo o Infinito?
- Crick o Crock?
- Non si può più andare avanti così.
- Lo so...
- Dobbiamo sbrigarci...
- Lo so...
- Dobbiamo scegliere...
- Lo so...
- Basta con questi "lo so"...
- Hai ragione... tu che dici?
- IO? non lo so... tu che dici?
- Per me va bene quelo che dici tu.
- Anche per me...
- E tu che dici?
- Dico che dobbiamo decidere.
- Ma IO non so cosa dire.
- Neanche io...
- E quindi?
- E quindi ragioniamo. Quanto tempo abbiamo per decidere a deciderci?
- Abbiamo viveri per poche settimane ancora.
- E potrebbero non essere sufficienti per tutto il viaggio...
- E se rimaniamo qui?
- Non possiamo. Dobbiamo andare.
- Hai ragione. ANDIAMO!
- Ma dove andiamo: Destra o sinistra?
- Non lo so... tu che dici?
- Per me va bene quello che dici tu...
- Allora... a questo punto dobbiamo scegliere.
- Eggià... si pone il dilemma.
- Destra o sinistra?
- Il dilemma è biforcuto.
mercoledì, agosto 16, 2006
La telefonata II
- Pronto?
- Ehy?!?
- Eh.
- Che cazzo di fine hai fatto?
- Perché?
- E' da oggi pomeriggio che non rispondi al telefono. Sei partito?
- Sì sì.
- A che ora?
- Bah... saranno state le 2 e mezza... senti una cosa...
- E come mai ancora non sei arrivato? Che è successo?
- E infatti... Senti una cosa. Per strada è successo un mezzo macello. Mentre venivo ho avuto un problema con la macchina.
- Cioè?
- Eh... praticamente stavo in autostrada, in corsia di sorpasso. Stavo sorpassando un camion, ero a metà e a questo gli esplode una gomma e mi cade addosso. Non sono riuscito ad evitarlo... tutto qua.
- Ma che davvero?
- Eh sì.
- Ma ti sei fatto male?
- La macchina è andata completamente distrutta. Il camion era pure carico. Un casino guarda. C'è stato un incidente di almeno una decina di macchine.
- Occazzo. Ma tu ti che ti sei fatto?
- E che vuoi che mi sia fatto. Io praticamente non mi sono accorto di nulla. Sono morto sul colpo, non ho sentito un cazzo. Né un po' di dolore, né niente. E' stata una cosa istantanea.
- Ah.
- Niente. La cosa buona è che non sentito niente. sono arrivate pure le ambulanze dopo un po', ma prima di levare me da sotto le lamiere del camion c'hanno messo di tempo. prima ci stavano gli altri, e poi sono arrivati da me. Anche perché lo sapevano che non c'era un cazzo da fare.
- In che senso? Perché ti hanno lasciato per ultimo?
- Semplice... perché ero già morto.
- Stronzi.
- Nono... alla fine, poveretti, loro ci speravano pure, però non era l'ambulanza quella vera, era la misericordia. Ma poi hanno lasciato perdere. Guarda... meglio che non ti racconto i dettagli che faceva schifo proprio. Pure a me.
- Che casino, ma a che altezza? Cioè, per radio non hanno detto niente. Le solite cose, code di qua, code di la. Ma incidenti manco uno.
- Strano. Saranno state le 3 e mezza. Magari ne parleranno al regionale di stasera. Vabbè. comunque tagliando corto... sono morto. Facciamo che non vengo più 'sto fine settimana.
- E il prossimo?
- E il prossimo e i prossimi ancora...
- E io adesso che faccio?
- Senti... ma che ne so io. IO muoio e tu ti preoccupi del tuo fine settimana? Che cazzo dovrei dire io? immagino che ancora non lo sa nessuno. Adesso mi toccherà telefonare pure ai miei e dirglielo... te l'ho detto... è un casino. Non ci voleva proprio...
- (piange)
- ...Vabbè, adesso non lasciamoci prendere dagli eventi, per piacere. Mi da fastidio sentire le persone piangere.
- E che dovrei fare? Tu mi telefoni per dirmi che sei morto e io non dovrei fare niente? Ma adesso dove sei? Cosa fai?
- Se non ho capito male sono in un reparto dell'ospedale. Magari vienimi a prendere lì, o vedi un po' che hanno da dire. Mi hanno caricato sull'ambulanza e poi non ho capito dove ci hanno portato.
- Ma quanti siete?
- Mah... una decina.
- E come fai a telefonare?
- Eh... bella domanda. Ci hanno lasciati soli in questa stanza. E io avevo voglia di parlare con te per avvisarti che non sarei più venuto e ti ho chiamato. In effetti è un po' incasinata come cosa.
- Che storia... mi dispiace.
- Dispiace pure a me. Senti... i miei cd te li prendi tu? E pure i miei libri. Così magari leggi un po'.
- E come faccio? A casa non ho spazio.
- Vabbè... adesso chiamo a casa e vedo un po' se possono mettere tutto in scatoloni. Poi caso mai te li vai a prendere.
- E dove me li metto?
- Occazzo... potresti tenerli almeno per ricordo, no?
- Poi vediamo.
- Guarda te... grazie per la grazia.
- Prego. Senti, ma non è che possiamo sentirci ancora? se ha funzionato stavolta magari funziona pure domani.
- Boh... non lo so, è la prima volta che mi succede. Dammi il tempo di chiedere qui come funziona e poi se posso ti chiamo. Sennò, non ti preoccupare. In qualche modo mi faccio sentire io. Ok?
- Ok.
- ...E quindi che fai adesso?
- E che devo fare? Vediamo un po' come si mette la cosa e poi decidiamo.
- "Decidi".
- decido.
- Vabbè... senti, tra l'altro mi ricordo che prima di morire avevo pochi soldi nel cellulare. Facciamo che ci sentiamo che mi sta per finire il credito e devo avvertire pure a casa. Ok?
- Ok...
- Ciao.
- ...ciao
- Ciao...
- Mi mancherai.
- Anche tu mi mancherai...
martedì, giugno 20, 2006
Passeggiata in Villa.
Ciaf!
Amedeo ripensa un attimo al suono secco prodotto dalla sua mano dopo essersi appena schiaffeggiato il collo.
Non appena ha sentito il ronzio di un insetto vicino all'orecchio subito si è affettato ad allontarnarlo con un gesto rapido della mano.
Tanto Veloce, il gesto, da autoschiaffeggiarsi sul collo per la pessima mira e il pessimo autocontrollo.
Del resto, si sa, la maggior parte delle persone ha la fobia degli insetti, e poi se si aggiunge il fatto che le punture di insetto in piena estate sono molto fastidiose, potremmo facilmente intuire tanto la rapidità quanto l'imprecisione del gesto.
L'importante, comunque, che il gesto sia andato a buon fine: Amedeo sente di avere qualcosa in mano e le pone a conchiglietta nella giusta visuale per ammirare il nemico sconfitto.
Ha tra le mani un insetto, o per lo meno sembra, poiché spinto dalla curiosità comincia ad ammirare più da vicino il cadavere che esalava l'ultimo respiro muovendo una zampetta con fare doloroso.
"Ben ti stà!" pensa, e fa per liberarsene agitando la mano, "In questo giardino ci sono zanzare grosse come maiali con le ali. Speriamo che non mi abbia morso..."
Subito dopo, neanche il tempo di formulare il pensiero di passarsi di nuovo la mano sul collo, per tastare il luogo del delitto, un nuovo ronzio, uguale al precedente, si faceva fastidioso all'altro orecchio.
Ciaf!
Centro: due su due.
Un altro insetto nella sua mano, identico al primo. E una piccola chiazza di sangue grande come una goccia. Amedeo fa per pulirsi la mano sfregandosela con l'altra ed un fazzoletto di carta, mentre continua a camminare solitario in quel giardino in un assolato pomeriggio d'estate andando alla ricerca di una panchina e un po' di refrigerio dalla calura estiva.
Amedeo sente un nuovo ronzio, e istintivamente fa per passare la mano vicino all'orecchio, andando a vuoto. Ne sente un altro, agita la mano con un altro tentativo a vuoto. Un altro ancora, ancora niente nelle sue mani. il ronzio è sempre più forte, e sempre vani i suoi tentativi di annullarlo con uno schiaffo. Tanti ronzii e tanti tentativi vani di far svanire tutto.
A vederlo da una decina di metri di distanza sembrerebbe un pazzo in preda ad una crisi epilettica: scatti della schiena, mani che si incrociano colpendo l'aria ad altezza della testa, continue torsioni del collo, giramenti di busto, piedi asimmetrici che scattano verso l'esterno e verso l'interno.
Hanno ritrovato Amedeo per terra, morto. Su tutto il corpo segni di evidenti punture di insetto con un accanimento insolito, quasi contro natura, malvagio, ossessivo, ripeturo, ricorsivo, bestiale. Parti intere del corpo martoriate, mangiate, rose, con grumi di sangue coagulato rosso spento. Dall'autopsia è risultato che gli insetti hanno continuato ad infierire con le loro punture molte volte, anche dopo lo shock anafilattico da intossicazione che gli ha bloccato il cuore. Il medico legale, visionando la mole di bubboni sulla pelle del cadavere non ha avuto parole, l'unica cosa che è riescito a dire "...Cavoli... tipico di una vendetta..."
giovedì, giugno 01, 2006
Improbabile, non impossibile.
- ...Non so come spiegartelo. Succede e basta.
- No, dai... Elemiah. Non è possibile neanche per noi. E' tutto, come dire... improbabile.
- Appunto, Hariel! "Improbabile", non "impossibile".
- Si vabbè. Tu Adesso vuoi convincermi che hai fatto davvero quello che hai fatto. IO non ci credo.
- Te l'ho detto, ho sentito che era il momento giusto, e l'ho fatto, Senza troppo badare alle conseguenze.
- Quindi puoi farlo anche adesso?
- Non lo so. Cioè... non so... ecco...
- Come "non-lo-so"? Adesso devi darmi la prova che lo puoi fare quando vuoi.
- IO non ho detto che posso fare come mi pare. Lo sai che su questi argomenti noi siamo alquanto suscettibili. Penso solo di aver ricevuto un dono in più rispetto a te.
- Ok. Allora visto che io non ci credo. Tu adesso mi dici che devo fare, e ti dimostrerò che il "dono" ce l'ho anche io.
- Non mi far ridere. Su certe cose non si scherza...
- Non si scherza? Sennò? Che succede? Andiamo a scomodare Giovanni ora?
- ...Blasfemo.
- Coglione. Adesso ti faccio vedere io, guarda qua.
Elemiah, come un leggero soffio di vento, si intrufola tra un gruppo di persone in coda ad un passaggio pedonale. Si guarda un attimo intorno e adocchia due persone: tra la folla seleziona due persone. Un uomo e una donna.
Lui, di circa 30 anni, capelli corti a spazzola, due occhiaie non indifferenti sotto gli occhi, un giornale pieno di numeri nella tasca della giacca e un anello al dito.
Lei, di circa 17 anni, capelli colorati e un vistoso foulard attorno al collo, una giacchettina verde aderente che non nasconde l'ombelico, scarpe da ginnastica con le strisce nero, zaino in spalla con tante scritte.
Elemiah, schiocca le dita, esattamente come diceva di aver fatto Hariel, ma non succede niente. Corruga un po' la fronte, ci ripensa un attimo, ma poi ritenta: Schiocca ancora le dita. SNAP!
Soddisfatto, con un abbondante sorriso sul suo volto etereo, sparisce nel nulla come un altro leggero soffio di vento.
- Ecco fatto, caro mio Hariel. Non sei l'unico ad avere i doni...
- Che cosa hai fatto? Ti rendi conto che cosa hai fatto?
- Ho fatto quello che doveva essere fatto. Quei due sono destinati a stare insieme.
- Ma non adesso! hai visto che cosa sarebbe successo tra un anno per lui? avrebbe organizzato il suo matrimonio, aveva pianificato già tutto. Hai rovinato una preziosa vita che stava per nascere.
- Come fai a dire ciò? Lui preferisce la 17enne alla sua compagna. tanto che fa? Si sarebbero comunque reincontrati prima o poi. E tanto vale dare una spintarella alla cosa, no?
- Idiota, lei ancora non è un dottore, e lui ancora non si è ammalato! Hai fatto un casino pazzesco.
- A sì? Non sono della stessa opinione. E comunque ti ho dimostrato che non sei l'unico ad avere i doni...
- Bene, e adesso che ti sei divertito?
- Continuerò a non credere all'incredibile conflitto che esiste tra caso e destino. E tu?
- IO... non lo so... ora ho da fare.
Elemiah e Hariel si salutano, e spariscono.
mercoledì, marzo 08, 2006
La donna dei sogni (Atto unico).
Attori:
- Padre Germano (G).
- La signora Carla (C).
- Il Signor Fabrizio (F).
- Maurizio (M).
G indossa abiti da prete, ha circa 35 anni.
C è una signora grassoccia, vestita con una gonna nera e una maglia verde.
F ha la barba, è magro, indossa jeans, una camicia e un pullover.
M è un giovane di 25 anni, capelli lunghi e barba incolta con due grosse occhiaie intorno agli occhi.
Scena: la sacrestia di una chiesa. Una scrivania sulla destra, un crocifisso sul mobile centrale in ferro, due sedie di legno e una finestra. Le sedie di legno sono adiacenti alla scrivania. Sul mobile centrale ci sono diverse carte sparse. Al muro è appeso un orologio che segna le 17:00: è rotto.
E' mattina presto, sono le sette, e dalla finestra entra la luce del sole che illumina il centro della scena.
G è in scena sulla scrivania, sembra sonnecchiare mentre tiene un libro in mano, con un dito a mo di segnalibro.
Si sente il suono di campanello della porta.
(Si alza il sipario)
G - Un momento... un momento... e che diavolo! Chi è che a quest'ora ha tutta questa fretta!... Ho capito ho capito! Ora arrivo. Per pietà di dio. Piantatela. (G apre la porta, entrano tutti in scena) E che diamine! Buongiorno.
F, C, e M - Buongiorno.
G - Dite dite! che cosa volete a quest'ora?
C - Germà! io non ce la faccio più, non ce la faccio più, mi dovete aiutare, sennò vado all'inferno! Io esco pazza.
G - Eh e.. che sono queste parole nella casa del signore? Calmatevi, calmatevi per l'amor di dio. E vediamo un po' che è successo stavolta!
(C e F si mettono seduti sulle sedie, come fossero stanchi, hanno corso e sono sudati, si sventolano per farsi aria.)
C - Germà! qui si è perso ogni limite, ogni limite!!!
G - Mi fate capire qualcosa?
F - Padre Germano, statemi a sentire, qui non c'è proprio niente che non va. Siamo come al solito cercando di combattere con i mulini a vento. IO non volevo venire qui, ma... oramai ci siamo... il fatto è...
C - ...il fatto è che questo figlio mio non ci sta più con la testa. Oddio... normale normale non lo è mai stato, percaritàdiddio, è sano, sveglio intelligente, bravo, non è un delinquente... solo che si è messo in testa strane cose. Ieri sera ci ha detto che si vuole sposare... si vuole sposare!!!
G - Embè? e che c'è di strano? E' un giovane, è normale che vuole mettere su famiglia. Non ci vedo nulla di male. Anzi, benedetta Carla mia, sai che con i tempi che corrono... con questi uomini che sono donne e donne coi pantaloni, è sempre più difficile che ci si sposi.
C - Sì ma il fatto è...
F - ...il fatto è, che la mia signora come al solito esagera. E dice le cose che non ha capito. Adesso spiego io com'è la situazione. La situazione è che nostro figlio ieri sera è venuto e ci ha detto che si voleva sposare, e noi, capirete, ci siamo guardati e abbiamo detto 'ma perché eri anche fidanzato?', io non ne sapevo niente, veramente, non ne sapevo niente.
C - ... Si vuole sposare... si vuole sposare (stringe con le mani l'orlo della gonna)... si vuole sposare...
F - Noi abbiamo detto, più che lei, 'd'accordo, e con chi ti vorresti sposare? facci conoscere questa ragazza, portala a casa a cena una volta, dove l'hai conosciuta? come si chiama? che fà? e i genitori?'... Sapete, le classiche cose che fanno i genitori di un bel ragazzotto come quello.
C - Oh no! NO, no no, quella ragazza lì non metterà mai piede in casa mia. Mai, mi dovete ammazzare.
G - Ehh ehhh che sono queste cose. E che avrà fatto mai questa ragazza che non va? Maurizio, dimmi, come si chiama questa ragazza? Ti va di dirmelo?
M - (con voce sommessa e sognatrice) si chiama Marietta. Ha la mia età, i capelli neri ondulati, è magrina ha le spalle piccole ed è bellissima.
G - Che bella cosa un giovane innamorato...
C - 'Bella cosa' un corno! Mariella non esiste, è un sogno!
M - Marietta, si chiama Marietta!
C - Come caspita si chiama lei, tu non te la sposi.
G - Carla, perché siete così col dente avvelenato? perché?
C - Perché? Fatevelo dire direttamente da lui! chiedetegli dove l'ha conosciuta, e poi vedete.
G - (Prendendo sottobraccio M) Dimmi, dove hai conosciuto Marietta? Me lo puoi dire? Dai... non fare il timido! cos'è? vuoi che restiamo da soli?
C - Parla! Parla!
M - E va bene va bene! Parlo parlo! che rottura che siete tutti quanti. Tutti con le vostre ragioni, e io?
C - Stai zitto!
F - Vabbè, non puoi dirgli 'parla', e poi 'stai zitto'...
G - Continuo a non capire. Maurizio, dimmi tutto, lo voglio sentire da te.
M - Don Germà, mi sono innamorato di una ragazza che ho conosciuto in sogno. La sogno tutte le notti da 5 anni a questa parte. Ogni volta che mi addormento lei appare. Stiamo insieme, parliamo, ci raccontiamo le cose, lei mi racconta cosa fa quando non è in sogno con me, e io le racconto cosa faccio quando sono sveglio. Stiamo bene insieme... L'altra notte mi sono deciso, le ho chiesto di sposarmi. E lei... ha detto 'sì'...
G - Aspetta... Marietta è un sogno?
M - Sì... è un sogno. Ci vogliamo bene e ci vogliamo sposare.
F - Forse è il caso che ti prendi una vacanza...
M - Forse è il caso che la smettiate di non prendermi sul serio...
C - Forse è il caso che ti arrivi una sberla, poi vediamo...
G - Forse è il caso che... oh oh... BASTA! mi avete fatto venire il mal di testa!... Maurizio, fammi capire se ho capito: Tu hai perso la testa per una ragazza che ti sogni e che non esiste?
M - Sì... ma le posso assicurare, Don Germà, che Marietta è più vera di tutte le donne che conosco.
G - Marietta non esiste? è un frutto della tua fantasia?
F - A sto punto potevi pure chiamarla con un nome più decente...
G - Suvvia, non complichiamo le cose... il ragazzo è già confuso di suo.
F - Eh no! A me, Marietta come nome fa proprio schifo, avesse detto 'Francesca', 'Simona'... sarebbe stato diverso.
G - Fabrizio, non mi sono preso mai questa libertà... però state un attimo zitto. Parla, Maurizio, parla con me.
M - E che c'è altro da dire? Anzi, una cosa ci sarebbe da dire: mi volete sposare con Marietta?
G - Ah. Messa così, mi metti in difficoltà. Non so cosa risponderti.
M - Grazie, Grazie... non vedo l'ora di addormentarmi per dire a Marietta che ci sposeremo. E voi celebrerete la funzione.
G - Aspetta... calma... non correre, giovanotto. Prima mi devo informare bene cosa dice la chiesa, e poi vediamo. Tu sei sicuro che questa ragazza è solo un sogno? Sei sicuro che non esiste da nessuna parte?
M - Sicurissimo... non ho mai conosciuto una ragazza come Marietta. E' lei che voglio sposare!
G - Ho capito ho capito... Fa una cosa, adesso vattene a casa, mettiti a dormire, e spiega bene a Marietta quello che è successo oggi, e visto che ci sei fa pure un'altra cosa. Datevi un appuntamento al parco... se viene, me la porti qui e ci facciamo un discorsetto tutti e tre, no?
M - ho capito, ho capito... come al solito non vengo mai preso sul serio! Ma io Marietta me la sposo, e se non sarete voi a farlo, sarà un altro prete... e se non sarà un altro prete ne sarà un altro ancora!
G - Ma figlio mio, come pretendi di essere credibile? Perché tutta questa urgenza?
M - Marietta è incinta.
F e C - Cosa?!?
G - Sei sicuro? Te lo ha detto lei?
M - Sì... ha un ritardo di tre settimane, ha fatto il test ed è risultata incinta.
C - Figlio mio, sciagurato che non sei altro? Ma non potevate stare attenti? Perché, perché? Perché?
M - Ma se pure tu e papà vi siete sposati perché c'ero io lì dentro! (indicando la pancia di C)
C - Sì, ma io e tuo padre stiamo qui, non dentro la testa tua, e se continui così io te la spacco!
M - Ormai la frittata è fatta! E vogliamo sposarci.
G - Messa così, la questione è tutta un'altra cosa... Ti ripeto, fammici pensare. Tornate più tardi. Datemi un attimo di respiro, telefono al vescovo e sento lui cosa mi dice.
F - A sto punto andiamo a casa pure noi... Andiamo a caccia di Marietta. Non sia mai che me la sogni anche io, a me piacciono le morettine con la spalle piccole...
M - Prova a toccarla e poi vedi che ti succede!
C - Eh sì, prova a toccarla e prima di lui arrivo io! Vecchio porco, Hai capito che la tua probabile futura nuora è incinta? E' incinta! Andiamo a casa và...
M - Andiamo, sì...
F e C - Andiamo... Buonagionata Padre Germano... Tante buone cose...
G - Sì, sì... andate, và! Andatevene un po', levatevi dai piedi. Buonagiornata anche a voi... Andate, Andate.
(escono tutti tranne G, che rimane solo al centro della scena, si mette seduto su una sedia mentre con una mano si regge la fronte)
G - Chi l'avrebbe mai detto... Marietta, Marietta si chiama. Marietta, come quella novizia che una volta c'era qui in chiesa tanti anni fa. E pure quella... ogni tanto me la sogno pure io. Ma pensa te...
(Sipario)